Trump alla presidente della Federal Reserve : stampa nuova moneta o ti licenzio

Donald Trump ridarà grandezza all’America o finirà sulla lista dei buoni a nulla ? Da un articolo del 15 novembre 2016 dal portale Safe Haven.

Il movimento al rialzo dei tassi delle Treasuries, dall’elezione di Trump, non è tranquillo. Il costo del credito era già al rialzo prima del 8 novembre. Il tasso delle obbligazioni a 10 anni aveva già iniziato la sua ascesa, dopo aver raggiunto il punto più basso a luglio, a 1,36 %. Questo perchè i banchieri centrali erano già giunti alla conclusione che per il sistema bancario e la crescita è meglio accentuare la curva dei tassi, invece di continuare a spingerli a lungo termine al ribasso. Alla vigilia del voto, il tasso delle obbligazioni a 10 anni è salito fino a 1,83 % per poi salire sino a 2,3 %.

Deficit che esplodono e che aumenteranno il debito nazionale, obbligando dunque la Federal Reserve a ricorrere a politiche monetarie ultra accomodanti. Ma la pressione sulla Fed, affinchè crei nuova moneta con il QE, non verrà solo dai 20’000 miliardi di dollari del debito nazionale. Il totale del debito non finanziario era, nel primo trimestre 2016, al livello record di 46’500 miliardi di dollari. Il che significa che a inizio 2016, il debito totale, rispetto al Pil, era circa il 250 %. (…)

Le misure protezioniste di Trump dovranno introdurre sia i diritti doganali del 35 % su alcune importazioni, sia imporre la fabbricazione di prodotti negli Stati Uniti a prezzi ben più elevati. Ad esempio, l’aumento del prezzo della manodopera, rispetto ai prodotti fabbricati in Cina, sarebbe del 190 %, basandosi semplicemente sul salario minimo federale. Il che significa che l’inflazione è di ritorno.

Si avvicina la fine del mercato al rialzo delle obbligazioni. Le politiche commerciali di Trump mettono una significativa pressione al rialzo sul costo dei soldi. Il nuovo presidente cercherà di convincere la presidente della Fed, Janet Yellen di invertire la nascente politica di inasprimento monetario, per riportare i tassi a zero, e avviare il quarto round del Quantitative easing.

Sempre piu’ assurda la mancanza di connessione tra gli strumenti sintetici e gli attivi dell’economia reale

Da un articolo di John Hathaway (Tocqueville Gold Fund), pubblicato il 29 novembre sul sito King World News.

“I mercati hanno reagito alla vittoria di Trump in diversi modi, che sembrano in contraddizione. I metalli di base e il dollaro vanno bene, (una prospettiva di inflazione) mentre l’oro e il petrolio sono deboli (un segno di deflazione). Un dollaro molto forte è causa di deflazione. Secondo John Lewis di Fiera Capital, il dollaro forte destabilizza i mercati, gli attivi esteri e i paesi emergenti che rimborsano il debito in dollari.

Secondo David Rosenberg di Gluskin Sheff, « non c’è alcuna offerta sul mercato dei Treasuries, il loro grafico assomiglia a quello delle azioni bancarie dell’estate e dell’autunno 2008. Abbiamo assistito mondialmente all’evaporazione di 1’200 miliardi di dollari di valore delle obbligazioni.»

La debolezza delle obbligazioni si basa sulle attese dell’aumento dei deficit e dell’inflazione. I tassi delle obbligazioni più alti sembrano contraddire le attese riguardanti il rialzo delle azioni, soprattutto che la loro valorizzazione ha raggiunto picchi storici, subito dopo la bolla Internet.

La Trumpmania ha un effetto contrario sull’oro. Dopo essere salito la sera dell’elezione fino a 1’340 dollari l’oncia, per il timore di una vittoria di Trump, la scoperta, l’indomani, di un Trump “moderato nella sua futura veste di presidente”, una rivelazione del dopo campagna elettorale, ha provocato un crollo intergiornaliero di 70 dollari. Alla fine dela settimana, l’oro aveva chiuso a 1’227 dollari, un calo totale del 8,4 %.

Ancora più incredibile, durante questa inversione di tendenza, volumi record sono stati registrati al COMEX : sono stati scambiati 2 milioni di contratti, il che corrisponde a 2 anni della produzione mondiale delle miniere d’oro. Solo questo fatto evidenzia l’assurda mancanza di connessione tra gli strumenti cartacei sintetici e il vero attivo tangibile che rappresentano.

Durante questo movimento è stata scambiata solo una piccola parte di oro fisico. Se l’ETF o GLD si è liberato di circa 600’000 once nel corso della settimana (17 tonnellate) si è ancora lontani dalle 6’200 tonnellate di oro sintetico di cui ci si è sbarazzati. Secondo noi, la vendita è stata alimentata dagli speculatori in preda al panico, che si sono trovati dalla parte sbagliata del mercato all’indomani della vittoria di Trump e che si sono fatti massacrare dall’opportunismo dei trader commerciali.

[…] Se Trump dovesse essere la salvezza che tutti aspettano, il nostro futuro sarà radioso. Ma questo sarà possibile solo se l’amministrazione riesamina davvero i disequilibri creati negli ultimi 45 anni. Il procedimento di pulizia di questi eccessi non avverrà senza infliggere perdite notevoli ai mercati. Anche Ronald Reagan, che contrariamente a Trump aveva ereditato mercati finanziari sottovalutati rispetto agli indicatori odierni, non ha fatto la gioia dei mercati, nei primi due anni del suo mandato, quando l’indice S&P era sceso del 24 %.”

Scuola, segreterie scolastiche sull’orlo del collasso per l’extra lavoro

Un appello che è stato condiviso da altri responsabili di segreteria, che testimoniano lo stato in cui si trovano gli uffici amministrativi scolastici.

Il sindacato della scuola Anief ha detto che “condivide in pieno le istanze presentate, che confermano tutte le problematiche crescenti del personale ATA, la cui parabola discendente ha avuto inizio con l’approvazione della Legge 133/08 taglia scuole e organici”.

Il problema non si è fermato alla riduzione di unità di personale, ma si è aggravato perché sulle scuole si sono andati a condensare tutte le funzioni che per decenni hanno condotto gli ex Provveditorati agli Studi, le Direzioni Provinciali del Tesoro, gli Usr e altri uffici scolastici periferici man mano ridotti o dismessi. L’autonomia scolastica e la Buona Scuola – con il potenziamento scolastico, la chiamata diretta, il bonus annale ai docenti e tanto altro – hanno fatto il resto. Come se tutto questo non fosse mai accaduto, il Miur ha pensato bene di affidare alle segreterie scolastiche anche l’onere di aggiornare le graduatorie d’Istituto.

“Lo slittamento al 13 luglio della scadenza per l’invio dei dati sulle graduatorie d’istituto è sicuramente una buona notizia, ma i problemi rimangono perché il personale continua a lamentare la mancanza di adeguata formazione in merito”, afferma il leader del sindacato, Marcello Pacifico. 

Il sindacalista si è poi chiesto perché “si sono ingolfati gli uffici interni alle scuole con migliaia di fogli cartacei, mentre tutti gli altri aggiornamenti, ma anche i concorsi, le nomine delle commissioni di maturità e quant’altro, vengono invece gestite con efficacia in modo totalmente telematico” e perché “lo svolgimento di questo improbo e delicato compito di verifica dei servizi e dei titoli, di tutti i singoli candidati, non comporti alcun compenso aggiuntivo da assegnare al personale ammnistrativo che se ne fa carico”.

Cinque per mille, cosa cambia dopo la riforma del Governo

Introdotto in via sperimentale nella legge finanziaria del 2005, più volte modificato e infine reso permanente dalla legge di stabilità 2015, il cinque per mille è stato regolamentato in tutti i suoi aspetti da un decreto attuativo approvato dal Consiglio dei Ministri del 28 giugno 2017.

Cosa cambia?

Rispetto alla disciplina precedente, le nuove norme allargano la platea dei destinatari del beneficio, estendendola a tutti gli enti del Terzo settore iscritti nel Registro unico nazionale.

Rimangono invece inalterati i restanti settori di destinazione del beneficio:

Il decreto, inoltre, prevede una serie di obblighi di trasparenza e informazione, sia per i soggetti beneficiari che per l’amministrazione erogatrice.

In particolare, i soggetti beneficiari sono tenuti ad adempiere a un duplice obbligo: il primo consiste nella redazione e la trasmissione, entro un anno dalla ricezione delle somme, di un apposito rendiconto, unitamente ad una relazione illustrativa, che descriva la destinazione e l’utilizzo del contributo percepito, secondo canoni di trasparenza, chiarezza e specificità.

Il secondo obbligo ha ad oggetto la pubblicazione, sul proprio sito web, degli importi percepiti e del relativo rendiconto.

In caso di inadempimento ai predetti obblighi, si prevede un sistema sanzionatorio che comporta una preventiva diffida ad adempiere entro il termine di 30 giorni e, solo in caso di persistenza dell’inadempimento, l’applicazione della sanzione amministrativa pecuniaria, corrispondente al 25% del contributo percepito.

Le amministrazioni erogatrici, dal canto loro, hanno l’obbligo di pubblicare sul proprio sito web l’elenco dei soggetti destinatari del contributo, con l’indicazione del relativo importo e del link al rendiconto pubblicato sul sito web del beneficiario.

 

Lavoro: ora è possibile licenziare tramite WhatsApp, lo stabilisce il tribunale

La comunicazione arrivava proprio dal suo datore di lavoro, che la informava di aver perso il posto. La dipendente ha immediatamente fatto ricorso, ma – a sorpresa – il Tribunale civile di Catania ha ritenuto che il licenziamento intimato su WhatsApp assolvesse l’onere della forma scritta, “trattandosi di un documento informatico“.

La sentenza che fa discutere arriva dal Giudice del lavoro, Mario Fiorentino, che ha rigettato il ricorso presentato dalla donna licenziata sulla chat tramite la popolare applicazione di messaggistica. Stando a quanto si legge nell’ordinanza, “la modalità utilizzata dal datore di lavoro nel caso di fattispecie appare idonea ad assolvere ai requisiti formali in esame, in quanto la volontà di licenziare è stata comunicata per iscritto alla lavoratrice in maniera inequivoca come del resto dimostra la reazione da subito manifesta dalla predetta parte”.

Il Tribunale ha quindi dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo così che è lecito licenziare un dipendente con un messaggio sui social network. Si tratta del primo caso in Italia e il timore di molti lavoratori è che possa diventare la prassi. Da tempo i social network hanno contribuito a far saltare molti posto di lavoro. L’ultimo caso a Termoli, in provincia di Campobasso, dove un dipendente si è prima beccato una sospensione di due giorni per alcuni post pubblicati su Facebook e ritenuti offensivi dall’azienda in cui lavorava, per poi essere licenziato per presunti accessi al social durante l’orario di lavoro.

Oggi è il Tax Day: ultima chiamata per pagare Ipef, Irap, Ires e altri tributi senza maggiorazioni

Oggi, 30 giugno, scadono infatti i termini per versare Irpef, Ires, Irap, IVA e altri balzelli che dovrebbero far entrare nelle casse dello Stato oltre 61 miliardi di euro.

Sono infatti ben 68 i versamenti da effettuare entro la giornata, come si evince chiaramente dalla scadenzario fiscale dell’Agenzia delle Entrate.

Gli introiti più consistenti arriveranno Irpef, Ires e Irap. I contribuenti saranno chiamati a versare il primo acconto 2017 e il saldo del 2016. Chi non lo facesse entro oggi, potrà comunque “rimediare” il prossimo 17 luglio con l’applicazione degli interessi nella misura dello 0,18%.

Nuova chiamata per chi avrebbe dovuto versare il saldo e l’acconto IVA entro il 16 marzo: se lo farà entro il 30 giugno non dovrà pagare sanzioni ma una maggiorazione dello 0,4% degli importi per ogni frazione di mese a partire dalla scadenza originaria.

Tax day anche per la cedolare secca: anche per questo tributo si potrà saldare il 2016 e il primo acconto per l’anno 2017 senza alcuna maggiorazione.

Chiamati alla cassa anche i giovani lavoratori autonomi che applicano il regime dei minimi, per il pagamento dell’imposta sostitutiva del 5% che assorbe l’IVA e le imposte sui redditi. Il pagamento riguarda le fatture 2016.

Pace fatta con il fisco? Assolutamente no: il mese che sta per iniziare è pieno di scadenze, ma va ricordata in particolare quella del 31 luglio per la rottamazione delle cartelle perché chi non rispetterà la data non avrà più la possibilità di fruire della definizione agevolata.

Nello stesso giorno scadranno anche i termini per presentare la domanda di adesione alla voluntary bis per la regolarizzazione delle violazioni su capitali esportati commesse fino al 30 settembre 2016.

Garanzia Giovani: in aumento gli iscritti al programma

Il report settimanale ha evidenziato che nel corso degli ultimi sette giorni le prese in carico da parte dei Servizi per l’Impiego sono cresciute di 2.541, attestandosi a 956.388 unità. Si parla quindi di un incremento delll’80,7% dei registrati attivi. Al 53,3% dei giovani presi in carico (pari a 510.151) è stata proposta almeno una misura del programma.

I giovani hanno la possibilità di scegliere più regioni in cui svolgere esperienze lavorative o formative. Il maggior numero di adesioni si sono riscontrate in Sicilia con oltre il 12% del totale (pari a 183.093 adesioni), seguita da Lombardia con l’11% (pari a 165.785 adesioni) e Campania con quasi l’11% (pari a 163.006 adesioni). Ciascun ragazzo effettua più di un’adesione al programma, scegliendo generalmente la regione in cui risiede o quelle più vicine. A Sud, dove il fenomeno della mobilità è più diffuso, sono invece più alte le opzioni rivolte alle località del Nord. L’adesione può essere cancellata sia direttamente dall’utente, sia da parte dei Servizi Competenti. Ad oggi, il numero di quelle cancellate risulta pari a 326.086 unità

Il Report evidenzia anche il successo registrato dal progetto “Crescere in digitale”, nato dalla collaborazione tra Google, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e Unioncamere, che si pone l’obiettivo di aumentare l’occupazione dei giovani italiani e migliorare la digitalizzazione delle piccole e medie imprese. A 94 settimane dal lancio, sono 99.393 i ragazzi iscritti attraverso la piattaforma, mentre sono 6.222 le imprese che hanno aderito al progetto, disponibili ad accogliere 8.880 tirocinanti.

Le aziende, di qualsiasi dimensione o settore, che decideranno di assumere i giovani al termine del tirocinio potranno beneficiare di incentivi fino a 8.060 euro. Il progetto prevede un percorso formativo strutturato in 50 ore di corso online, un laboratorio nel territorio di residenza e un’esperienza di tirocinio formativo presso l’impresa richiedente. La durata massima del tirocinio è di sei mesi, e il tirocinante riceve un rimborso spese di 500 euro al mese.

In collaborazione con Adnkronos

Ernst Wolff : il disastro della politica accomodante della BCE

La politica accomodante della Banca centrale europea crea dei rischi per l’insieme del sistema finanziario europeo, secondo l’economista tedesco Ernst Wolff.

La BCE ha acquistato 85,1 miliardi di euro di debiti nel mese di giugno, nell’ambito del suo programma di Quantitative easing, secondo l’agenzia Bloomberg. (…) Il programma prevede stampa di moneta per 80 miliardi di euro al mese. In questo modo, la banca centrale investe direttamente nell’economia europea, senza passare dalle banche.

Oltre che acquistare le obbligazioni delle imprese, la BCE acquista le obbligazioni dei governi. Però, secondo le regole in vigore, la banca centrale non può acquistare obbligazioni il cui tasso è inferiore al suo tasso direttore, che attualmente è di -0,4 %. Come fa notare Wolff, la BCE infrange regolarmente questa regola :

La BCE e altre importanti istituzioni, non seguono le regole. Il sistema finanziario è un vero caos. Tre anni fa, nessuno avrebbe immaginato che avremmo conosciuto tassi negativi o che la BCE avrebbe acquistato obbligazioni tossiche. Oggi, l’intero sistema viaggia senza regole.”

In teoria, la BCE non può acquistare le azioni delle società tedesche, ma probabilmente è implicata nelle operazioni per stabilizzare la Deutsche Bank, secondo Wolff. Simultaneamente, se la banca centrale decidesse di aggirare le regole circa l’acquisto di attivi, i leader europei dovrebbero opporsi :

Vacanze: ecco le città dove si chiedono più prestiti per i viaggi

Dall’ultimo osservatorio pubblicato da “SosTariffe”, relativo ai prestiti richiesti per viaggiare nel 2017, sono 10 le province in cui le richieste di prestiti sono più frequenti, di cui 7 sono città del Nord. Basti pensare che sul totale delle richieste provenienti da ogni parte d’Italia, il 73% arriva dal Settentrione. In testa troviamo Milano, dove il 25% dei cittadini non sembra disposto a rinunciare alle ferie per nulla al mondo.

Le uniche città del Centro e del Sud presenti nella classifica sono Perugia, Roma e Napoli. Ma quanto si è disposti a chiedere per andare in vacanza? Stando alle stime del portale di comparazione per le principali utenze degli italiani, per pagarsi un viaggio verso la destinazione turistica prescelta, gli utenti hanno chiesto in media prestiti di 7.500 euro.

A Novara, l’ammontare medio del credito richiesto nei preventivi pervenuti nel 2017 è di 15.100 euro. A seguire troviamo Milano con 11.260 €, Bologna e Brescia con 9.667 € Modena (9.250 €), Napoli (9.603 €), Roma (7.607 €), Varese (7.000 €). Si spende meno per una vacanza a Torino, dove chi vuole partire arriva a chiedere prestiti per un importo medio di 3.439 euro. La città più parsimoniosa della classifica è, però, Perugia, dove le sovvenzioni per andare al mare o in montagna si attestano sui 2.940 euro.

Come tutti gli altri prestiti, anche quelli per andare in vacanza prevedono il ricevimento di un importo stabilito con la banca o con una finanziaria, direttamente sul proprio conto corrente. La cifra può essere utilizzata per qualsiasi tipo di esigenza ma è obbligatorio fornire all’ente creditore le opportune garanzie, con la dimostrazione di una fonte di reddito stabile. Il prestito verrà poi restituito rateizzandolo con importi mensili. Una spesa in più che in tempi di crisi non aiuta ma, perlomeno, ci si potrà permettere una meritata vacanza.

Donald Trump, candidato senza filtro che imbarazza la CIA

La prospettiva di un briefing con il candidato repubblicano Donald Trump su alcuni dossier delicati – una tradizione che negli Stati Uniti esiste da oltre 50 anni – non sembra piacere ai servizi segreti del paese.

Ogni candidato all’elezione presidenziale statunitense riceve gli agenti della CIA per fare il punto sulle operazioni militari in corso e sui maggiori dossier di politica internazionale. Un modo per preparare il potenziale capo di Stato, permettendogli di fare campagna disponendo di informazioni sulla situazione della sicurezza.

Donald Trump, ufficialmente candidato per il partito repubblicano, è stato dunque contattato dalla CIA. Quest’anno il procedimento, che di solito passa inosservato, fa sudare freddo molti responsabili dei servizi segreti, preoccupati dalla possibilità che Trump, chiacchierone e imprevedibile, possa divulgare le informazioni segrete che gli verrebbero comunicate.

« Un uomo noto per essere ‘senza filtro’ sarebbe a conoscenza dei segreti di Stato. Separare il suo pensiero dalle dichiarazioni pubbliche non è mai stato il punto forte di Trump – scriveva già lo scorso marzo il quotidiano britannico The Guardian.

James Clapper, direttore della CIA, ha comunque detto a un giornalista della CNN che « Non vi è alcuna esitazione nel contattare Trump. Abbiamo una squadra preparata per questo genere d’incarico. »

Un’evidenza che non è condivisa da tutti gli ufficiali : « Rifiuterei di farlo », ha dichiarato un alto responsabile al Washington Post lo scorso 28 luglio, preoccupato dalla vicinanza che Trump dichiara di avere con il presidente russo Vladimir Putin e dal suo apparente « disinteresse per una maggiore comprensione dei risvolti degli avvenimenti internazionali. »

Lo scorso giugno, ben 8 ufficiali della CIA avevano dichiarato all’agenzia Reuters di non essersi mai trovati in una simile situazione. Vi erano timori per lo strano entourage di Donald Trump circa le questioni di politiche estere. Oggi pare che il suo principale consigliere sia Michael Flynn, un ex generale dell’esercito americano opposto a Barack Obama.

Secondo il senatore del Nevada Harry Reid, per la CIA l’unica soluzione consiste nell’organizzare il consueto incontro senza dare alcuna informazione a Trump. « Questo uomo è pericoloso », ha dichiarato il capo della minoranza democratica al Senato.