"Cuore, tempra e cervello". Così i dipendenti ricordano Luciano Tamini

Anche Luciano Turri è andato al funerale del patron Luciano Tamini, nonostante non lavori più in azienda da diversi mesi. Come tutti i dipendenti dell’azienda che produce grandi trasformatori elettrici non ha voluto mancare all’ultimo saluto di un uomo che ha lasciato il segno in ognuno dei suoi collaboratori oltre ad un assegno che va dai 10 mila ai 15 mila euro.

Turri è stato project manager dell’azienda che ha una sede anche a Legnano sul viale Cadorna: «L’ho conosciuto nel 2005 e ho cominciato a collaborare con lui – racconta – mi occupavo di mantenere i rapporti tra l’azienda e il cliente, seguendo l’ordine dall’inizio alla fine. Veniva in fabbrica tutte le settimane e, a differenza di altre aziende, quando c’era lui gli operai si avvicinavano e scambiavano delle battute con lui».

Turri racconta della sua capacità di capire in pochissimo tempo dove sarebbe andato il mercato, anticipando le mosse: «Era un vero appassionato di tutto ciò che era innovazione tecnologica, non faceva calcoli da +1 o -1, se aveva in testa un progetto voleva vederlo realizzato nel migliore dei modi con la convinzione che la qualità di ciò che veniva realizzato era la chiave per stare sul mercato».

Quello che racconta l’ex-quadro della Tamini è il profilo di un imprenditore sui generis, un po’ come Caprotti lo è stato per Esselunga, che persegue con tenacia la sua idea di azienda nella quale «il benessere dei lavoratori è fondamentale per ottenere prodotti di qualità e una maggiore produttività – racconta Turri – non a caso nel testamento ha lasciato 15 mila euro ad ogni operaio e 10 mila ad ogni impiegato, come a sottolineare che il successo della sua azienda è prima di tutto nelle mani degli operai».

tamini legnano
Il gigantesco macchinario è diretto in Repubblica Ceca e serve a spingere la corrente elettrica ad altissimi voltaggi e a lunghe distanze cercando di disperderne il meno possibile. Un’eccellenza del territorio

Turri ricorda quando a Melegnano affrontò da solo un’ottantina di lavoratori in sciopero: «Erà già anziano e mise la sua faccia davanti a questi lavoratori arrabbiati senza timore – racconta – diede la sua parola che avrebbe risolto il problema se loro avessero sospeso la manifestazione. Lo ascoltarono perchè avevano fiducia in lui». Tamini era fatto così: «Cuore, tempra e cervello. Tre caratteristiche che hanno fatto della Tamini un esempio nazionale – spiega l’ex-dipendente – mai chiesta un’ora di cassa integrazione anche in tempi di vacche magre. Se c’era un problema si faceva venire un’idea per ripartire e rilanciare».

Solo l’anno scorso diede alle stampe un libro  dal titolo “Il cammino del vecchio leone” (nella foto la copertina con una foto di Luciano e del padre Carlo) che ripercorre la sua carriera imprenditoriale dagli anni ’50 ad oggi: «Ricordo – conclude Turri – che venne presentato a Palazzo dei Giureconsulti di Milano e a presentarlo fu il segretario della Fiom Maurizio Landini, questo per farvi capire che rapporto aveva con i sindacati»

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